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I MONTI D'ORO - CASTELLO DI ROCCA CALASCIO
Prima mostra d'arte - pittorica e fotografica - esposta a memoria d'uomo all'interno del Castello di Rocca Calascio, dal 23 aprile al 1 maggio 2011
Le cime delle montagne sono dei luoghi sacri, sono le estensioni fisiche più estreme, dove è la terra a voler toccare il cielo e non viceversa. È questo il luogo dove accadono i miracoli, dove le preghiere arrivano prima al divino, perché hanno meno tragitto da compiere. È qui che si viene ascoltati meglio dall’Universo, è qui che bisogna chiedere o rinnegare, è qui che si riesce meglio a prendere coscienza di sé. Qui si centra il proprio asse di equilibrio con la linea di testa delle montagne, e non è una cosa da poco. Dagli altipiani ai contrafforti tutto si innalza in una vorticosa danza verticale che dal basso della terra raccoglie tutto e sale, alla ricerca della redenzione. Tutto è oro, tutto è ricchezza, non esiste tesoro più grande del punto di vista perfetto che rivolto verso il mondo fa prima da specchio a noi stessi. La nostra anima è lì, sulle vie dell’oro, dove ogni angolo è anticamera di Paradiso. Il Gran Sasso non è solo un massiccio montuoso, è un carattere, è una tempra, è la distinzione perfetta delle genti d’Abruzzo.

Ho sempre rifiutato di dipingere le montagne, perché la pittura prende l’anima delle cose, ed io non potevo prendere l’anima della Montagna: anche il solo tentativo mi suonava come un atto di mancanza di rispetto. La Natura è così perfetta che bisogna ammirarla senza filtri, bisogna salirci sulle sue cime per fruirne la bellezza, a 360 gradi e con tutti gli organi sensoriali, è una cosa che non si può raccontare, che non si può percepire trasversalmente tramite altri, ma che deve avvenire per forza con una presa diretta, esattamente come è diretto il nostro rapporto con Dio. Siamo solo noi e il mondo, il resto sono solo secondari punti di vista. Quando mi è stata data la possibilità di poter utilizzare come sala espositiva il castello di Rocca Calascio ho pensato però che non potevo non parlare della Montagna, tanto eccezionale era quel contesto. L’importanza di quel castello era così grande che già di suo componeva parte dell’opera che vi sarebbe stata esposta, io dovevo solo completare a modo mio quello spazio, ed è per questo che ho pensato all’oro zecchino, il più puro che potessi trovare. L’oro era il significato e il simbolo della ricchezza delle montagne d’Abruzzo, che dalle pecore allo zafferano mi avevano dato lo spunto ad adottare questo titolo, ripreso da un libro molto interessante scritto dalla Dott.ssa Maria Rita Berardi, e che si intitola appunto “I monti d’oro. Identità urbana e conflitti territoriali nella storia dell’Aquila medievale”.