camera ingenua. Esposizione tenutasi presso il Castello Cinquecentesco di L'Aquila il giorno venerdì 7 dicembre 2007. Tutti i lavori sono stati appositamente creati e donati per un'asta di beneficenza, organizzata dall'Associazione Culturale Proaquilaternoque, i cui proventi sono stati devoluti all'Associazione L'Aquila per la Vita, lega che supporta il reparto di Oncologia dell'Ospedale San Salvatore di L'Aquila.
La camera ingenua è uno sguardo rivolto verso quel mondo invisibile che alimenta il quotidiano di ironie oniriche e metafisiche applicate, sogni, ricordi e allucinazioni semplici. È un’indagine personale sulle molteplici interpretazioni tautologiche che inseguono la realtà elementare, per questo il punto di vista dello sguardo deve scendere a terra: per acquisire quella ingenuità riservata che solitamente può appartenere solo ad un bambino. È così che il gioco dell’illusionista Houdini, che taglia in due la donna nella scatola, vive l'allucinazione nel palesarsi in una zebra rosa, già miraggio illusorio del suo manto. Lo spazio inferiore di un tavolo si altera in paese delle meraviglie, e una sonata di Beethoven indaga il percorso sotto un pianoforte. Ci si potrà mai districare dagli imbrogli architettonici di un labirinto se Arianna decide all’ultimo di schernire con leggerezza le sue guide? Ma è anche il sapore dolce delle Madeleine che impastate alla nostalgia di Marcel Proust indicano come qualsiasi scorcio quotidiano possa divenire varco di un’ipotetica strada di Swann. E’ la dolcezza di una piccola ballerina distrattamente raccolta in riflessione, i cui colori e linee mutano in atteggiamento sinestetico, similmente al suono di un comune carillon. È la dignità di un musicista che anche a terra trova il suo podio, perché talmente tanta è la devozione per il suo strumento da imporsi con signorilità e rispetto verso tutti. Ma è anche la crudeltà di un piccolo re che con atteggiamento ingenuo trae in inganno chi osserva, facendosi mano obbediente dell’ordine della natura. Infine è l’Enigma: è il suono del silenzio del deserto, che assetato di domande universali mistifica il senso della vita, ma che non potrà mai diffondere delle risposte effettive e confezionate perché non vive di oggettività compiuta.