Il lavoro su “La vergine” procede gradualmente. Dopo le varie stesure cromatiche e una dovuta asciugatura ho applicato a missione le foglie di metallo di basso valore, mettendo il rame, lo zinco, lo stagno, il similoro e altre leghe metalliche non pregiate, ho voluto inserire i cosiddetti “metalli vili” per simboleggiare quella materia torbida ed alterata che inizia a percorrere il proprio viaggio verso la trasformazione ambendo all’oro, alla ricerca della lapis philosophorum, che tutto riscatta nell’astrazione positiva dei pensieri. Le due donne del quadro dal viso scoperto hanno espressioni differenti, mentre l’una ti penetra con lo sguardo l’altra è chiusa in una sorta di rassegnazione interiore, dove il vuoto si materializza e tutto tace. Il dualismo è simboleggiato anche dalle due metà nere dei corpi, laddove il colore si contrappone al nero più nero del nero. Le variopinte scolature di colore mosse verso l’altro sono il richiamo alla sessuale ascesa del serpente. Dovrò ancora raffinare i colori, ultimare decori ed incarnati, ma per questo quadro ho trovato i miei volti.