La prima materia, nera più nera del nero, si trova nella profondità del nostro essere, e per conoscerla è necessario che la coscienza si inabissi nell’inconscio. Bisogna uccidere il Vecchio Re, ossia il proprio Ego, per cercare di conoscere noi stessi. Viviamo in una società dove l’Ego è insito, abbondante, vanitoso ed eccentrico, ci allontana da noi stessi per dare importanza ad una superficialità collettiva incentrata sull’apparenza. C’è invece bisogno di silenzio, di umiltà, di un profondo lavoro interiore che miri alla rinuncia dell’orgoglio, della superbia e della vanità. Il male subìto genera un circolo da non riproporre, bisogna rompere questo cerchio negativo e rispondere con il bene, alla ricerca di una “illuminata” quiete interiore. Bisogna trasformare il vil metallo in oro, ovvero i pensieri negativi in positivi. La trasformazione è insita nel mondo, nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma (Lavoisier) e per rinascere bisogna prima far morire quella parte di noi che non ci fa procedere verso la conoscenza di noi stessi.

Ho dipinto la Nigredo, la fase del Nero, dedicata al colore nero, utilizzando il Nero d’Ossa. Inizialmente avevo dipinto un volto dormiente/morente reclinato in fondo a destra e sovrastato da corvi, persa in un’irrisoluta soluzione grafica che non mi piaceva, tanto poi da farmi coprire di nero ogni cosa come un rigetto, mi piaceva di più l’idea che sotto quello strato di colore nero ci fosse una figura coperta per sempre, occultata e taciuta così come il mistero e l’enigma. Ma non aveva senso, era una soluzione banale e insignificante, tanto da farmi perdere l’entusiasmo per il quadro per dedicarmi ad altre pitture. Ma poi, asciugando il colore, il volto sottostante è nuovamente venuto fuori, trapelando e riaprendo un percorso abbandonato creduto chiuso per sempre, l’ho ripreso assecondando la creazione di scomposizioni geometriche dai toni scuri, cercando di dare sfogo all’abisso del nero con altre manifestazioni cromatiche. Uno è tutto e il nero contiene in sé tutti i colori prima di liberarli. Ho di seguito applicato a missione la foglia di rame, scegliendo questo elemento sia perché simbolicamente terreno e sia perché è un metallo vile, povero, disponendolo come una pioggia di stelle.

Le piume del Pavone introducono alla fase successiva, al fenomeno della Cauda Pavonis, ossia della coda di pavone, quando dal buio appaiono molti colori prima dell’avvento della luce.

Di seguito una citazione. La Nigredo, Fase del nero. “In questa fase vengono ad interagire il Principio Salino (elemento Terra) ed il Principio del Mercurio Primo (elemento Acqua). Seguendo la rotazione induttiva, oraria, vediamo come il Mercurio Primo, attraverso il potere dissolvente delle proprie “acque”, scende verso il Principio Salino per “liberare” gli attaccamenti fissativi del Sale Base (Salnistro). Questa prima parte della Nigredo viene a configurare un “prova” che, nell’Alchimia tradizionale, viene definita come il VOLO DEI CORVI o MORTE INIZIATICA. L’essere umano centrato sull’identificazione fisica (terra) si trova a perdere questa “certezza”; infatti, venendosi a sciogliere il SALNISTRO anche lo stato individuale fisico cessa di esistere. Nel NERO del Nulla lentamente non v’è più spazio che per il panico, ultimo esile attaccamento per lo “stato” precedente. Insieme al “corpus” a cui, antecedentemente era associata, anche la coscienza si trova dissolta”. Tratto da “L’Alchimia del terzo millennio. La conoscenza della luce vivente”, Roris, Edizioni Mediterranee.

L’opera farà parte della mia prossima mostra personale dal nome Lapis Philosophorum.