Lapis Philosophorum. I Diamantini di Gould per me sono il simbolo del colore, e, come i sogni, sono in grado di volare. Hanno in sé il potenziale della leggerezza, la capacità di togliere quell’affanno che grava sul cuore quando le delusioni ci affaticano durante il nostro difficile processo creativo.

Oltre al simbolo del colore, ho inserito la foglia oro, dapprima finta e poi vera a 23 ¾ carati, e dato molta importanza al colore nero per le magnolie, utilizzando il Nero d’avorio n°535 della serie Artisti di Maimeri, dei colori ad olio tradizionali.

Citando il manuale di Giorgio Piva “La tecnica della Pittura ad Olio e del Disegno Artistico” il Nero d’Avorio è un nero proveniente dal regno animale e dovrebbe essere ottenuto dalla calcinazione dell’avorio, cioè bruciando quest’osso o almeno i suoi ritagli. Però in commercio passano per nero avorio tutti i neri d’ossa. […] Io ho utilizzato certamente il nero d’ossa, e mi sento come se avessi maneggiato il simbolo della morte per dare forma ai fiori di magnolia, simbolo di dignità e perseveranza, che anche se annerite, perché avvelenate, continuano a mantenere in sé linearità ed eleganza.

Dopo aver fatto il disegno direttamente sulla tela, ho applicato una foglia d’oro finta per avere subito il controllo della resa cromatica, dopo di che ho utilizzato tutti i colori più pregiati sempre della Serie Artisti di Maimeri, con la predilezione per tutti i cadmio, dai verdi ai gialli ai rossi agli arancio, e i cobalti, dai viola ai blu, sfumando col bianco di titanio. Ho mantenuto le colature di colore come se fossero incontrollate, perché anche se si vuole trattenere il colore nella forma questo non si può arginare, viene fuori, va sopra, contamina, così come i sogni che non tendono a spegnersi. Le colature di colori sono la Speranza.

Stabilite forme e colori sono tornata sull’oro, stavolta quello vero zecchino. Dapprima volevo soltanto integrare la foglia d’oro finta, poi invece mi sono coinvolta a coprire d’oro ogni sua imitazione, volevo l’oro vero.

Sono alla ricerca della Pietra Filosofale, quale elemento catalizzatore dentro ognuno di noi in grado di trasformare il vil metallo dei pensieri negativi in oro, alla ricerca del riscatto verso la purezza, la positività, la luce.

L’immagine di quest’opera racchiude due particolari del suo processo creativo, quella definitiva verrà presentata a seguito della mia prossima mostra personale, da cui prenderà il nome “Lapis Philosophorum”. Volevo fare una mostra sull’Ego mi sono ritrovata a fare una mostra sul Sé.